Depressione

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depressione “Il male oscuro” così viene definita la depressione è un disturbo molto diffuso che colpisce il 15% della popolazione, in particolar modo le donne. Viene definita come un’alterazione del tono dell’umore. Il disturbo depressivo ha una composizione molto varia ed è legato a molteplici cause. Spesso l’insorgenza di questo problema è legata alla presenza di altre malattie, nella maggior parte dei casi a tumori, e si sviluppa come uno stato di malessere successivo e conseguente alla malattia stessa.

I fattori di rischio che vengono riscontrati come più frequenti e ugualmente diffusi sono :

  1. Maggiore diffusione nel sesso femminile
  2. Concomitanza con altri disturbi dell’umore
  3. Presenza di eventi stressanti precoci
  4. “Life events” negativi: lutti, separazioni, divorzi
  5. Precedenti episodi depressivi: induce il paziente ad essere maggiormente predisposto ad una ricaduta nell’immediato futuro.

Il modello cognitivo della depressione

Oltre a queste possibili cause, il modello cognitivo usa tre concetti specifici per dare spiegazione a quello che è il substrato psicologico della depressione:

  1. Triade cognitiva – che include tre elementi che partono dalla considerazione negativa, difettosa, di se stessi e dalla convinzione di non possedere gli attributi necessari per ottenere serenità, passando al secondo elemento che è rappresentato dalla considerazione negativa ed opprimente del mondo in cui si vive, arrivando al terzo elemento che consiste in una visione negativa del futuro.
  2. Concetto di schema – va a spiegare come mai il soggetto depresso mantiene sempre uguali gli atteggiamenti che provocano sofferenza e senso di sconfitta fino a farli diventare idee negative dominanti del suo pensiero.
  3. Terzo elemento del modello cognitivo (errori cognitivi) che evidenzia questi errori nel modo di pensare dell’individuo depresso e come vengono perseverati nonostante ci siano prove della validità contraria. Il pensiero e quindi il comportamento del soggetto depresso può essere interpretato come pensiero primitivo rispetto ad un pensiero maturo e quindi organizzerà la realtà in modo estremo riducendo le categorie di complessità, variabilità, diversità delle esperienze a poche, spesso pochissime, categorie più nette. Il paziente depresso, quindi, tende a considerare le sue esperienze come privazioni o sconfitte totali e irreversibili. Contemporaneamente egli si classifica come un ‘perdente’ e condannato per sempre.

La Psicoterapia Cognitivo-Comportamentale (TCC) ha mostrato scientificamente una buona efficacia sia sui sintomi acuti che sulla ricorrenza. A volte è necessario associare la TCC ai farmaci antidepressivi o ai regolatori dell’umore, soprattutto nelle forme moderate-gravi. L’associazione della Terapia Cognitivo-Comportamentale e i farmaci aumenta l’efficacia della cura. Nel corso della Psicoterapia Cognitivo-Comportamentale la persona viene aiutata a prendere consapevolezza dei circoli viziosi che mantengono e aggravano la malattia e a liberarsene gradualmente attraverso il riattivarsi del comportamento e l’acquisizione di modalità di pensiero e di comportamento più funzionali.

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