Essere genitori: le attuali difficoltà educative

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famiglia

Per riassumere in breve le difficoltà educative dell’essere genitori oggi possiamo citare l’osservazione di C. Honorè che afferma: “Se il xx secolo ha visto l’affermazione del bambino cresciuto all’aria aperta , adesso siamo entrati nell’era del bambino ipergestito; sempre più genitori sembrano avere progetti per i propri figli, accudendoli, proteggendoli ben oltre le loro necessità, cercando di dare loro il meglio di ogni cosa…Vogliamo che diventino artisti, studiosi e atleti, e che scivolino via attraverso la vita senza conoscere difficoltà, dolori e fallimenti”.

La media delle nascite in Italia è sempre più bassa, quindi significa che fare figli è sempre più frutto di una scelta ragionata e, conseguentemente, le attese sono sempre più elevate. Oggi sembra crescente la tendenza a investire molto sui figli, cercando di soddisfare tutte le loro richieste e far sì che abbiano tutto. Un nuovo termine di origine americana, “l’overparenting”, infatti, indica la tendenza dei genitori ad avere un “eccesso di attenzione” e di protezione nei confronti del figlio che va oltre una naturale espressione di affetto e considerazione positiva, e si trasforma in atteggiamenti che vanno a bloccare il normale percorso evolutivo verso l’autonomia e la fiducia in sé.

Un altro termine del nostro tempo è “genitore elicottero”, che si riferisce a quei genitori che volano  bassi e costanti sopra la testa dei figli, s’intromettono sempre, scelgono per loro e si occupano di risolvere i loro problemi. Nei paesi scandinavi si parla ironicamente di genitori-curling, freneticamente impegnati a levigare il ghiaccio davanti ai propri figli per risparmiare loro qualsiasi sensazione ed esperienza spiacevole ( il curling è uno sport invernale simile al gioco delle bocce in cui, per far correre più veloci delle pietre di granito, bisogna spazzolare continuamente il ghiaccio su cui scivolano con delle scope rendendolo più liscio e completamente libero da frammenti o detriti). Lo psicologo canadese Ungar afferma come ai nostri bambini forniamo costantemente copertine emotive ed elmetti psicologici che li potranno anche riparare da qualche smacco, ma tolgono loro l’opportunità d’imparare ad affrontare le sfide e le situazioni di disagio. Di fatto, limitando la loro crescita perché “non c’è crescita senza sofferenza”.

Un’espressione ricorrente tra genitori è: “Come fai a non comprare un  determinato oggetto o a vietare una certa cosa a un figlio?” “Lo fanno tutti: lui si sentirebbe diverso ed io sarei giudicato un cattivo genitore”. La tendenza a organizzare la vita al figlio, a desiderare il meglio per lui,  può sortire effetti contrari a quelli sperati: il troppo stress e le aspettative smisurate, che scavalcano i figli nelle scelte, nelle passioni e nelle esperienze, rischiano di accelerare la crescita e di lasciare poco spazio al gioco e al divertimento. I bambini sono tirati a forza fuori dall’infanzia, costretti a diventare piccoli adulti sempre più prematuramente, quando invece, in quanto individui unici, hanno bisogno e diritto di vivere esperienze adatte a loro e rispettose dei loro ritmi e dei loro sogni.

Alessandro Centini

Psicologo-psicoterapeuta

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