L’importanza di saper comunicare

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La comunicazione è un fenomeno complesso e articolato e quindi saper comunicare nel modo giusto non è così semplice come si può pensare. Watzlawick, Beavin e Jackson hanno postulato l’esistenza di alcune leggi fondamentali (assiomi) della comunicazione umana che spiegano le caratteristiche del funzionamento della comunicazione e gli eventuali errori che portano all’insuccesso.

I 5 assiomi principali sono:
1. Non si può non comunicare: ogni nostro atto comunica qualcosa di noi. Il non parlare, il non guardare, il non sorridere, il non reagire sono apparentemente non comunicazioni ma nella realtà trasmettono un messaggio perché sono in ogni caso dei comportamenti, visto che non esiste il non comportamento. Considerando che non si può non comunicare è importante essere consapevoli che ogni nostro atto può influenzare positivamente o negativamente la relazione con l’interlocutore, individuo o gruppo, che a sua volta reagirà più o meno consapevolmente al nostro messaggio, comunicando. In tal modo, più o meno intenzionalmente, si crea una circolarità della comunicazione. Quanto più i soggetti agiscono in modo intenzionale tanto più è probabile che vengano raggiunti gli obiettivi per cui il messaggio è stato inviato.
2. Nella comunicazione coesistono un livello di contenuto (di che cosa si sta parlando) e uno di relazione (come lo si sta comunicando), di modo che, generalmente, è il come comunichiamo che dà il senso a quel che diciamo. Infatti, molto spesso un contenuto apparentemente neutro assume un significato diverso a seconda del modo con cui viene trasmesso e di come l’interlocutore lo interpreta, soprattutto nelle relazioni con una forte valenza emotiva. Una stessa informazione resta impressa nell’ascoltatore in modo diverso a seconda che sia connotata da fermezza, debolezza, rabbia, incertezza, ilarità etc…
3. Un altro principio della comunicazione riguarda l’interazione tra i comunicanti, quella che è stata definita la “punteggiatura della sequenza di eventi”. La punteggiatura di una comunicazione consiste nel riuscire ad evidenziare con pause, accentuazioni, cambi di voce, costruzione delle frasi, comunicazione del corpo, la sequenza di eventi in modo da evidenziare cosa è causa e cosa è effetto, cosa è prioritario e cosa è secondario, chi agisce e chi reagisce, qual è il messaggio implicito e quello esplicito dei messaggi che gli interlocutori si trasmettono. Quello che interessa è rilevare come molti conflitti di relazione sono dovuti al disaccordo su come punteggiare la sequenza di eventi.
4. Gli esseri umani comunicano sia con il modulo numerico (VERBALE) che con quello analogico (NON VERBALE: tono e volume della voce, sguardo, mimica e gestualità, contatto fisico, avvicinamento e allontanamento, postura, durata della comunicazione). Il modulo numerico è lo strumento privilegiato per trasmettere dei contenuti, manca però di una serie di significati importanti per l’ambito della relazione in quanto la parola di per sé esprime solo il significato che le è proprio: è il linguaggio analogico che solitamente trasmette gli aspetti che riguardano la relazione e le emozioni tra i comunicanti. Quando c’è un’incongruenza fra verbale e non verbale, ovvero quando c’è un “doppio messaggio” si genera ambiguità e confusione. La comunicazione non verbale lascia filtrare contenuti profondi e parla come il linguaggio non sa parlare.
5. Tutti gli scambi comunicativi sono simmetrici o complementari, a seconda che siano basati sull’uguaglianza o sulla differenza. Le relazioni simmetriche sono paritarie ovvero sono tipiche di persone che sono sullo stesso livello per quanto riguarda ruoli, aspettative e responsabilità. Le relazioni complementari sono quelle in cui sono chiari i ruoli: uno insegna l’altro impara; uno comanda l’altro obbedisce; uno guida l’altro è guidato e così via (es.: genitore-figlio).

Dott. Alessandro Centini

psicologo-psicoterapeuta

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